lunedì 4 maggio 2020

L'incantevole uragano blu degli Echo & the Bunnymen di " Ocean Rain"

Dopo tre album ed un buon riscontro commerciale, e con un affiatato numero di fans, gli Echo & The Bunnymen, riescono a pubblicare il loro lavoro migliore.
Il 04 maggio 1984, esce l'epico, Il radicale, il maestoso, "Ocean Rain", quarto disco, ed apice della carriera della band.
Nel nord d'Inghilterra oramai erano noti con l'esplosione post-punk, per la voce di Ian McCulloch che si differenziava dai suoi pari per gli strani giochi di  parole, per l'opera melodica della chitarra di Will Sergeant,  Insieme alla sezioni di ritmica di Les Pattinson (basso) e Pete de Freitas (batteria),  ed inseriti rapidamente tra i gruppi intrisecamente bizzarri che un tempo includevano i Cure, i Joy Division, i Teardrop Explodes.... Ma avevano anche una sensibilità pop che sfuggiva a molti dei loro contemporanei (salvo forse per i Cure di Robert Smith ).
Ogni aspetto di questo album ha trovato i componenti al culmine della loro ispirazione artistica.
Quindi dove andare? 
La risposta è stata nella leggerezza e nella precisa composizione. 
Il frontman di Echo & the Bunnyman rimugina su un amore così pericoloso da lasciarlo "urlare da sotto le onde" mentre si abbatte un uragano sull'oceano, con il suo genio vocale e lirico a far da timoniere, la barca si inoltra, in antri  ed abissi colorati di emozioni fluorescenti e psichedeliche.
E il resto della band? (così come l'orchestra e il loro arrangiatore, Adam Peters) reggono altrettanto bene fino alla  fine, nonostante l'onda orchestrale travolge ciascuna delle nove tracce, Sergeant, Pattinson e de Freitas non vengono mai soffocati dal suono ma al  contrario, sembrano cavalcarla, controllandola con le loro abilità musicali.
La copertina, di un meraviglioso blu cobalto  disegnata da Martyn Atkins con la fotografia di Brian Griffin, è stata scattata all'interno delle  Carnglaze Caverns in Cornovaglia e rispecchia perfettamente lo spirito narrativo che ha intrapreso il gruppo.
Malgrado le non positive critiche piovute da riviste come "Rolling Stones", l'album raggiunse il quarto posto nelle classifiche Inglesi e buoni piazzamenti anche in quelle Americane e con il tempo si è affermato anche come popolarità e vendite. 
Dal disco vennero estratti tre brani di cui uno ha raggiunto un successo planetario,  "The Killing Moon", inserito anche in colonne sonore come "Donnie Darko" e "La Ragazza dalla porta accanto."

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