mercoledì 13 maggio 2020

Zappa in salsa primordiale - Lumpy Gravy


Frank Zappa è spesso considerato tra i musicisti più brillanti ma allo stesso tempo intollerante 
alla musica rock. Guardano alla sua eclettica 
e mostruosa lista di compositori, 
chitarristi, cantanti e leader di gruppi, 
di cui si è circondato, 
Zappa non era davvero un musicista "rock".
Lumpy Gravy, usciva il 13 maggio 1968, ed è forse uno dei dischi maggiormente sottovalutati 
della sua discografia, anche 
essendo il primo da solista, 
e preso singolarmente, 
ha poco senso, musicalmente o liricamente 
con la sua mancanza di logica e 
coerenza, che è anche
la sua virtù più brillante.
Il disco si basa sul modello caotico che ha stabilito nei suoi primi due album 
con i Mothers of Inventions  (1968 We're Only in It for the Money, 1968 Cruising With Ruben & the Jets ).
In realtà, Lumpy Gravy  è parte di un lavoro di quattro album, che include
quelli citati più Uncle Meat del 1969 e si è rivelato 
essere un vero capolavoro d'avanguardia.
Le singole "canzoni" non sono 
affatto canzoni, che sorgono per un 
minuto o due prima di estinguersi, 
ed in quest'esperienza complessiva, 
suonano come il girare la manopola 
di una radio, trasmesse da un altro pianeta.

L'album è diviso in due metà di quasi sedici minuti, entrambe piene di luci, 
da una lussureggiante versione strumentale 
di una futura base dal vivo, 
alla parodia di una spy-theme, 
"Duodenum", alla b side, 
un po più ostica in 
particolare per i quattro 
minuti di apertura. 
Frank spesso riscontrava 
un forte scetticismo da parte 
dei musicisti, da cui veniva 
spesso deriso, per il suo modo di registrare e per i suoi metodi di scrittura, e per la 
sua esigente visone del lavoro 
in studio di registrazione.  
Il disco ha avuto una notevole 
influenza sia sul rock che sugli artisti d'avanguardia nel corso degli anni ad iniziare 
da Trout Mask Replica di Captain Beefheart
suo amico ed ammiratore, 
pubblicato l'anno successivo, 
che adotta un approccio 
altrettanto caotico, e che lo stesso Zappa lo considerava uno dei suoi capolavori.
Per lui, ogni album faceva 
parte della stessa composizione 
e tutto faceva parte 
di un grande ed unico 
progetto musicale



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